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Feb 17

L’IS. Una nuova minaccia per l’Italia?

foto ilpost.it

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Il sedicente Stato Islamico (IS), in pochissimi mesi, è riuscito a consolidare il controllo  di una parte del territorio Siriano e Iracheno (di cui sfrutta le risorse petrolifere) spingendosi con una incontrastata offensiva fino ai confini con la Turchia e, in queste ore, fino alle porte di Tripoli in Libia.

Per comprendere quanto stia accadendo in Medio Oriente, e ora anche sulle coste africane, occorre fare un pò di chiarezza. In primo luogo è fondamentale affermare che non vi è alcuna contrapposizione fra  il mondo arabo e l’occidente. Esiste una parte dell’Islam che condanna le violenze e la brutalità che caratterizzano la condotta dell’IS.

Il mondo islamico è da sempre caratterizzato da diatribe, tensioni  e scontri  fra le principali Tribù o fazioni (le  principali  sono gli Sciiti e i Sunniti) che, nel tempo, hanno cercato di affermare la propria sovranità sulla comunità islamica.

Questo fantomatico Stato Islamico non è altro che un gruppo di estremisti di origine sunnita che in questi mesi ha intrapreso una guerra interna contro l’Islam moderato e le fazioni rivali (sciiti) nonchè un duro scontro contro l’occidente al fine di istituire e imporre un califfato a vocazione universale.

Le attività dell’IS sono state accompagnate da una intesa attività mediatica che ha permesso di reclutare e ben pagare molti combattenti (anche al di fuori del mondo arabo) e da una condotta tesa a turbare l’opinione pubblica con la brutalità dei metodi di repressione di coloro che sono giudicati nemici.

L’IS è riuscito in poco tempo ad affermarsi facilmente in medio oriente ed in Libia a causa della caduta dei regimi che, in passato,  erano riusciti a reprimere qualunque vocazione di affermazione di queste minoranze estremiste assicurando una apparente stabilità  nonostante la dilagante corruzione e enormi limitazioni alle libertà individuali.

L’incapacità della comunità internazionale di traghettare questi Paesi in una delicata transizione verso un governo che potesse esercitare effettivamente la propria sovranità sul territorio, ha permesso all’IS di avanzare senza incontrare ostacoli. Le uniche forme di opposizione all’offensiva estremista sono state rappresentate dalla reazione Giordana all’assassinio di un proprio pilota, dai bombardamenti egiziani a seguito dell’uccisione in Libia di egiziani coopti e infine dai bombardamenti della coalizione guidata dagli USA durante l’assedio di Kobane. Di fronte ad una risposta articolata l’orda di estremisti è venuta sempre meno.

Nei mesi scorsi abbiamo vissuto la minaccia dell’IS come un problema lontano dalla nostra vita e dal nostro Paese. Un Cancro relegato in un’area lontana del mondo già martoriata da anni di conflitti.

Gli eventi in Francia e gli attentati in nord europa hanno cambiato le prospettive  imponendo di vedere l’estremismo islamico con occhi diversi.

Da qualche giorno il nostro territorio è esposto a minacce prima impensate. Dall’incontrollato e crescente numero di sbarchi (già di per se possibile veicolo per l’infiltrazione di terroristi in europa) si è giunti a intimidazioni dirette rivolte alla popolazione e alle Istituzioni italiane. Ciò ha spinto la Farnesina a chiudere l’Ambasciata Italiana in Libia e a rimpatriare 100 connazionali presenti sul territorio. Inoltre, particolarmente delicata è stata la gestione delle minacce nei confronti di una motovedetta della Guardia Costiera che prestava soccorso a dei clandestini. Quattro persone armate di kalashnikov a bordo di Un un barchino veloce hanno minacciato i marinai italiani per riprendersi il barcone vuoto e riportarlo indietro per poterlo riutilizzare. Solo la professionalità dell’equipaggio ha permesso di evitare che l’episodio potesse avere un epilogo sfavorevole.

L’Italia non può far finta di non vedere. Il Paese deve trovare nell’Unità delle istituzioni e delle forze politiche la forza di reagire. Deve terminare il vergognoso assordante silenzio della diplomazia made in italy interrotto solo da scoordinati interventi e dichiarazioni dei membri del governo. L’Italia deve pretendere che la comunità internazionale assuma l’iniziativa per valutare ogni possibile soluzione per reprimere questa piaga che insidia la pace e la sicurezza internazionale.

Fonte

Formiche;

Sponda Sud News

il post.it

L’IS. Una nuova minaccia per l’Italia?ultima modifica: 2015-02-17T16:05:10+01:00da giacinto3974fgy
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2 comments

  1. frenk829

    Io dico che con la violenza si ottiene ancora piu violenza quindi bisogna trovare una strada diplomatica soprattutto perche questa guerra l hanno creata I popoli occidentali chi ha ucciso quei presunti dittatori e perche??? Chi ha sovvenzionato l isis …???e ora chi ne paga le conseguenze sono sempre I popoli

    1. giacinto3974fgy

      La strada diplomatica è percorribile qualora ce ne siano le condizioni. Al riguardo, manca una sufficiente cornice di sicurezza e
      manca un chiaro intendimento delle parti verso tale evoluzione della crisi.
      Inoltre l’IS non è uno Stato riconosciuto con una economia che possa essere colpita per indurre i combattenti a recedere.
      La strada diplomatica finirebbe paradossalmente per riconoscere un rango internazionale a dei criminali di guerra.

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